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Domenica si commemorerà la strage di Cervarolo, nella cui aia furono fucilati ventiquattro uomini“A Cervarolo, e per esso al nostro Comune, fu concessa, il 6 marzo 1950, la medaglia d’argento al valor militare per il sacrificio che il paese dovette subire il 20 marzo 1944 con l’uccisione dei suoi uomini da parte dei nazisti. La rievocazione di quell’immane tragedia suscita ancora una forte commozione popolare”: così il sindaco Elio Ivo Sassi sottolinea il profondo significato della commemorazione del tragico evento di settantanove anni fa, che si terrà domenica mattina nell’aia della località villaminozzese.

Il ritrovo è per le 10 nel piazzale della strada provinciale, da cui si formerà il corteo per il luogo della strage, dove, alle 10.15, verrà celebrata la messa e sarà benedetto il monumento ai caduti, con deposizione di una corona. Seguiranno il saluto del primo cittadino Sassi, la rievocazione dell’eccidio a cura degli studenti della scuola secondaria di primo grado del locale istituto comprensivo e la commemorazione ufficiale da parte del sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi.

Nel pomeriggio, alle 15.30, a Cerrè Sologno si ricorderà anche la battaglia “che era scoppiata cinque giorni prima dell’eccidio, con gravi perdite sia da parte dei partigiani, che ebbero la meglio, che dei tedeschi – racconta Elio Ivo Sassi – e che scatenò il feroce rastrellamento dei militari germanici”, con un corteo verso il monumento dei caduti, la deposizione di un omaggio floreale e gli interventi dello stesso sindaco e di Wassili Orlandi in rappresentanza delle associazioni partigiane.

Le due celebrazioni sono indette dal Comune in collaborazione con le associazioni partigiane Alpi-Apc ed Anpi, Unione montana, Istoreco, Centro studi Fiamme verdi, Gruppo alpini, Federazione italiana volontari della libertà, Croce verde e Associazione carabinieri.

“Dopo aver incendiato le case – ricorda Sassi – i soldati tedeschi ammassarono e fucilarono, nell’aia di Cervarolo, ventitre civili e il parroco, don Giovanni Battista Pigozzi, che si era rifiutato di sottoscrivere una dichiarazione in cui avrebbe dovuto notificare che gli arrestati erano tutti ‘ribelli’. Per decenni il fascicolo sul massacro rimase celato. Nel 2005, finalmente, si aprì un’inchiesta che si concluse definitivamente nove anni dopo con la condanna dei responsabili”.

Conclude Elio Ivo Sassi: “La vicenda costituisce una delle più dolorose pagine della nostra storia e la sua memoria deve continuare ad essere onorata, perché solo imparando dagli errori e dagli orrori del passato potremo assicurarci un futuro di pace e di giustizia”.