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Rimbalzo dell’occupazione in regione, ma non per tutti i settoriLa pandemia che ha allentato la presa, abbinata alla decisa ripresa dell’attività, ha fatto sì che dal secondo trimestre 2021 abbia preso avvio una fase di recupero tendenziale degli addetti, meglio un vero rimbalzo, che si è rafforzato nel corso dell’anno. Come attesta uno studio di Unioncamere Emilia-Romagna che ha elaborato i dati relativi agli addetti delle localizzazioni di impresa, grazie alla ripresa, nel 2021 gli addetti delle attività operanti in Emilia-Romagna sono risultati 1.711.841 e sono lievemente aumentati (+0,2 per cento, +3.963 unità) rispetto al 2020, ma non hanno ancora recuperato il livello del 2019 (-1,1 per cento).

 

Dipendenti e indipendenti

L’andamento complessivo dell’occupazione è stato determinato dall’aumento dei dipendenti che sono saliti a 1.381.091 unità, con un aumento di 6.195 addetti +0,5 per cento), che ha compensato pienamente la riduzione degli indipendenti di 2.233 unità (-0,7 per cento) che sono scesi a quota 330.750. Quindi è ripresa la tendenza all’aumento della quota dei dipendenti sul totale degli addetti, che per il complesso delle localizzazioni di impresa ha raggiunto nel 2021 l’80,7 per cento, con un incremento di 2,6 punti percentuali rispetto a 5 anni prima.

 

I macrosettori

Nonostante gli effetti diffusi della ripresa, l’aumento non ha interessato tutti i comparti. La tendenza positiva è stata trainata dai servizi dove gli addetti sono risaliti a 1.002.513 con un incremento di 5.669 unità (+0,6 per cento), ma l’andamento è risultato ancora negativo nel commercio, messo a dura prova dalle restrizioni della pandemia e dai mutamenti di comportamento dei consumatori, che ha perso 4.188 addetti (-1,5 per cento).

La perdita occupazionale è da attribuire al commercio al dettaglio (-3.142 addetti, -2,1 per cento), mentre quello all’ingrosso ha contenuto la tendenza (-771 addetti, -0,8 per cento).

Quindi, in termini assoluti l’andamento positivo nel complesso dei servizi è derivato dall’insieme degli altri servizi (diversi dal commercio), attività che hanno beneficiato in misura diversa della ripresa. Qui gli addetti sono risaliti a quota 719.784 recuperandone 9.857 (+1,4 per cento) con una decisa inversione di tendenza a “V”.

 

Chi cresce di più e di meno

In un anno come il 2021 di ripresa economica, ma ancora di pandemia, il colpo più duro lo hanno subito gli occupati delle attività operanti nei servizi di alloggio e ristorazione. La riduzione dei dipendenti (-9.635) ha interessato entrambi i settori con una diminuzione di 7.719 addetti nella ristorazione (-5,8 per cento) e di 2.373 unità nei servizi di alloggio (-7,6 per cento).

Sono diminuiti anche gli addetti delle altre attività dei servizi (-2.064 unità, -4,8 per cento) e delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento è risultata consistente (-1.717 addetti, -6,5 per cento) in quanto il settore è stato assoggettato a gravose e necessarie restrizioni. La ristrutturazione in corso nel sistema bancario ha condotto a una perdita di 1.021 addetti (-2,0 per cento) nelle attività finanziarie e assicurative dovuta esclusivamente alla riduzione di 1.209 posizioni dipendenti nelle sole attività dei servizi finanziari, ovvero negli istituti di credito.

La ripresa economica ha visto crescere l’occupazione in due terzi dei settori dei servizi, ma anche le variazioni non sono state omogenee, bensì hanno mostrato una forte concentrazione.

Nell’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese si è avuto l’incremento degli addetti più consistente (+19.603 unità, +16,0 per cento).

Altrove, la crescita dell’occupazione ha mostrato un passo più contenuto. Così gli addetti dei servizi di informazione e comunicazione sono aumentati di 1.714 unità (+4,0 per cento), soprattutto a seguito del forte aumento degli occupati nelle attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+1.432 addetti, +6,2 per cento), trainato dalla forte accelerazione all’adozione di strumenti informatici per le famiglie e le imprese. Ancora, nel complesso delle attività professionali, scientifiche e tecniche l’incremento degli addetti è risultato del 2,8 per cento (+1.380 unità), soprattutto nelle attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale (+889 unità, +7,3 per cento). Resta sostenuto il passo nella ricerca scientifica e sviluppo (+218 unità, +5,4 per cento) e nell’istruzione (+490 unità, +4,0 per cento). Contenuto l’aumento nella sanità e assistenza sociale (+839 unità, +1,4 per cento).

Nel 2021 gli addetti delle costruzioni sono saliti a quota 137.620, un nuovo aumento (+1.608 unità, +1,2 per cento) sia dall’occupazione dipendente (+1.209 unità, +1,5 per cento), che degli indipendenti (-399 unità, +0,7 per cento), grazie al sostegno fornito dai bonus alle imprese minori.

 

Industria a tinte chiaro-scure

L’occupazione nell’industria ha continuato a ridursi fino a settembre 2021 e solo nell’ultimo trimestre ha fatto registrare un incremento tendenziale. L’anno si è chiuso a quota 491.321 addetti (- 4.249 addetti) con una flessione relativamente limitata (-0,9 per cento).

La modifica del codice di attività fatta da imprese di grande dimensione per potere operare più agevolmente va collegata al crollo dell’occupazione nelle attività di fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (-4.946 unità, -48,1 per cento).

Nelle sole attività manifatturiere l’occupazione è lievissimamente aumentata (+543 addetti, +0,1 per cento), in 14 sezioni di attività economica su 24 e con andamenti estremamente differenziati. In particolare, l’incremento più ampio degli addetti lo si è avuto nella fabbricazione di atri mezzi di trasporto (+361 addetti, +7,4 per cento), nelle attività di riparazione, manutenzione ed installazione di macchine e apparecchiature (+820 unità, +4,9 per cento) e nelle industrie alimentari (+1.721 unità, +2,9 per cento).

Tra i movimenti in senso opposto, la riduzione più rilevante per rapidità e consistenza la si è avuta nella moda, un settore decisamente in crisi nelle confezioni (-1.137 addetti, -5,2 per cento) e nella pelletteria (-413 addetti, -6,4 per cento). Seguono le industrie della ceramica, laterizi e vetro (-727 addetti, -2,5 per cento), che hanno subito un sensibile incremento dei costi dell’energia nella seconda metà del 2021, purtroppo solo un preludio a quanto sarebbe poi avvenuto dall’inizio del 2022 e poi con l’accendersi del conflitto in Ucraina. In calo la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici (-476 unità, -9,5 per cento), un dato da collegare al contenimento della pandemia.

 

Agricoltura

Al di là delle forti oscillazioni stagionali, nella media del 2021 gli addetti in agricoltura sono risultati 80.386 e hanno fatto registrare un discreto aumento (+1,2 per cento, +936 unità), forse anche per un maggiore impiego di stagionali rispetto al 2020, quando il loro reclutamento era stato problematico.